STORIELLA SOTTO L’ALBERO DI YULE

ipocrisia-2

Viveva nella Norvegia attorno l’anno 1000 un piccolo Jarl, di carattere rissoso, motivo per cui pochi volevano avere a che fare con lui. Trovatosi un giorno solo, questo Jarl comprese che se non avesse cambiato il suo modo di agire, sicuramente sarebbe finito per divenire vulnerabile, dal momento che erano in tanti a vederlo di cattivo occhio. Per dimostrare di essere cambiato, prese moglie, e poi cominciò a far visita a tutti i capi clan con cui non aveva mai litigato, e riuscì in qualche modo a convincerli della sua buona fede, e del fatto di non essere più il piccolo Jarl che era un tempo: l’amore per la moglie ed i figli lo aveva cambiato. Ma erano solo parole, e per quanto riuscisse per una combinazione di fatti a fare sì che i suoi eccessi sembrassero sempre giustificati da comportamenti di terzi, alla fine non riuscì mai a nascondere la sua vera natura. Un giorno riuscì a coinvolgere i suoi pochi amici in un’alleanza con uno Jarl più potente, che aveva promesso loro grandi ricchezze se avessero preso parte ad una grande razzia, ed in effetti la razzia andò a buon fine: per tutta l’estate il nostro Jarl combatté fianco a fianco coi suoi alleati, ma quando alla fine della campagna colui che aveva promesso le ricchezze fuggì portando tutto con sé, solo giurando che avrebbe trovato il traditore e lo avrebbe personalmente giustiziato, e restituito a tutti il maltorto, riuscì a mantenere un pò della fiducia, e solo dagli alleati più stretti. Trascorsero 2 anni, ma il traditore non fu mai trovato né le ricchezze furono mai restituite, quando un altro degli Jarl alleati col traditore tornò a presentarsi al villaggio del nostro Jarl, promettendogli di nuovo grandi ricchezze se fosse partito con lui. Il nostro accettò, ma quando gli altri alleati chiesero, com’era logico, maggiori garanzie e maggiore chiarezza, invece di schierarsi a fianco degli amici, il nostro decise di appoggiare chi gli garantiva le ricchezze, ed arrivò ad accusare gli amici (i pochi che aveva) di essere sleali.
Trascorsero altri due anni. Dalla nuova impresa, il nostro Jarl aveva effettivamente ottenuto qualche ricchezza, ma a malapena lo stretto sufficiente per coprire le spese, mentre il suo potente alleato, che ormai lo usava come un suo vassallo, si era arricchito enormemente. Giunto a comprendere di non poter affrontare altre imprese simili, ritentò la carta della grande alleanza: radunò tutti i vecchi alleati, e fingendosi pentito di quanto avesse detto loro contro in precedenza, li convinse a dare vita ad una nuova grande impresa: stavolta tutto sembrava veramente serio. Promise ai gruppi alleati che tutte le decisioni sarebbero state prese in assoluta parità, che non ci sarebbero state interferenze di alcun genere, e che qualsiasi tipo di impresa si fosse presentata, l’avrebbero affrontata tutti assieme, senza escludere nessuno. Nel frattempo, poiché uno dei due maggiori alleati era uscito da poco piuttosto in male-arnese da un conflitto interno, si offrì di vendere loro un grosso quantitativo di armi. L’alleanza sembrò partire bene, ma presto il suo principale alleato, per cui aveva combattuto negli ultimi 2 anni più da vassallo che da pari, tornò a chiedergli di prendere parte ad una nuova impresa, che sarebbe stata immensamente più prospera di quelle passate: vi era solo una condizione, ossia che rompesse con i suoi alleati storici in via definitiva, poiché essi erano colpevoli di essere in malafede (quando in realtà avevano semplicemente scorto l’inganno che l’avidità gli impediva di vedere). Per liberarsi di questi alleati storici, lo Jarl ricorse ad ogni genere d’inganno: litigò pesantemente con il generale più valoroso del suo principale vecchio alleato, corruppe alcuni guerrieri e giunse persino a chiedere loro di spiare il loro signore e di fare di tutto per seminare odio e sfiducia. Lo Jarl in questione, che si frapponeva tra il nostro e le presunte ricchezze promesse, stava attraversando un periodo molto fortunato, ed era necessario causare una crisi nel suo villaggio per porre fine a questo periodo positivo ed adombrarne la fama, o gli altri alleati avrebbero seguito lui invece che il nostro. Lo stratagemma adottato fu efficace: con mezzi infami, il nostro riuscì ad interrompere il periodo fortunato del suo vecchio amico e adombrarne la fama quanto bastava per garantirsi il sostegno degli altri. Violando TUTTI gli accordi presi, l’ex alleato venne cacciato senza che avesse commesso alcuna colpa né violato in alcun modo l’accordo, ma solo per essersi rifiutato di cacciare il suo generale più valente contro cui il nostro continuava a lanciare anatemi di ogni genere. Quell’estate, mentre l’ex alleato ed amico si impegnava a porre rimedio ai danni che gli erano stati causati vilmente causati per mera invidia, il nostro prese parte alla nuova grande spedizione, che si rivelò essere un disastro totale. Non solo. Il comportamento del nostro Jarl aveva portato a conseguenze inattese: in primo luogo, il suo vecchio alleato era tornato ad avvicinarsi al suo Re, riuscendo a riportare la propria armata, ripulita di tutti i traditori, nella Grande Armata d’invasione che due anni dopo avrebbe attaccato l’Inghilterra, e da cui il nostro sarebbe sempre rimasto escluso. In secondo luogo, egli si rese conto di non essere più uno Jarl: per quanto si fregiasse di tale titolo non era che un piccolo capo-clan al servizio di uno Jarl più potente di lui che lo comandava a bacchetta semplicemente facendo leva sulla sua ingordigia e brama di ricchezze. Infine, per quanto egli cercasse di mostrarsi ciò che non era, era palese a chiunque non avesse le bende sugli occhi, che non era una persona d’onore, ma che per un pò di oro chiunque poteva manovrarlo a suo piacere. Nel giro di pochi anni, il suo nome venne completamente cancellato dalla storia, e rimasto solo col proprio rancore, cadde in miseria, abbandonato da tutti, a partire dalla sua stessa famiglia, che per brama di potere aveva a lungo sacrificato. Tornato ad essere un semplice mercenario, di lui si persero le tracce, mentre coloro che aveva tradito per la sua brama continuarono a prosperare.

Morale della storia: l’onore, la lealtà ed il coraggio trasformano gli uomini in eroi, e anche nei momenti di peggiore oscurità consentono loro di riscattarsi e di ritornare a prosperare. La menzogna, il tradimento e l’ipocrisia trasformano gli uomini in infami, e per quanto consentano loro sul breve periodo di aver la meglio sugli eroi, non permettono mai di mantenere fino in fondo una gloria immeritata: c’è sempre un prezzo da pagare,  per il disonore. Magari ci vuole qualche anno, ma alla fine si paga. Sempre.

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